248 09 2010
   
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Joint Strike Fighter

A cura di Edmondo Cirielli


F-35 Lightning II o JSF( Joint Strike Fighter) è un caccia multiruolo ( cioè che effettua varie missioni aeree: interdizione aerea, distruzione delle forz e avversarie, attacco strategico anche nucleare, difesa aerea, appoggio tattico e controavviazione offensiva) di quinta generazione dotato di tecnologia Stealth (a bassa osservabilità radar).

L’aereo è frutto della cooperazione tra USA e vari Nazioni occidentali tra cui l’Italia. Joint Strike Fighter uno dei più importanti programmi di armamento a cui partecipa il nostro paese, evidenziando come la scelta italiana di prendervi parte si fondi, non solo su solide considerazioni di natura operativa, legate al rinnovamento della flotta dell’Aeronautica e della Marina militare, ma anche sull’esigenza di proseguire nell’alveo di una sempre maggiore interoperabilità( capacità di agire insieme agli alleati grazie a sistemi d’arma comuni) a livello transatlantico ed europeo, fattore indispensabile per il mantenimento della necessaria solidarietà e solidità degli strumenti di difesa occidentali.

L’aspetto transatlantico del programma è evidente e si sostanzia nel rafforzamento del vincolo bilaterale con gli Stati Uniti e con l’Alleanza Atlantica; l’aspetto europeo è presente, invece, solo in nuce, grazie ad un accordo supplementare italo-olandese per lo sviluppo di un piano di logistica localizzato sul vecchio continente che prevede una linea di assemblaggio finale in Italia a Cameri(Novara) nei pressi del principale centro logistico dell’Aereonautica Militare, e una linea di manutenzione e revisione dei motori e di equipaggiamenti dell’aereo. Accordo sul quale, per altro, è necessario focalizzare gli sforzi politici per assicurare la partecipazione anche di altri paesi europei. Non vanno per altro trascurati gli aspetti industriali e tecnologici del programma, da cui dipendono, sia la sovranità operativa sul programma stesso, sia le ricadute nel settore produttivo. L’Italia, infatti, non acquisirà soltanto un certo numero di velivoli( circa 130), ma avrà l’opportunità appunto di sviluppare una struttura produttiva a Cameri, la cosiddetta FACO (Final Assembly and CeckOut line), destinata ad assemblare, per ora, i velivoli italiani ed olandesi ma, auspicabilmente, in futuro quelli di altri partner europei che volessero associarsi all’accordo. La FACO, inoltre, agendo anche come struttura per il mantenimento, le riparazioni e l’aggiornamento dei velivoli, svolgerà un ruolo centrale nel processo di sostenibilità operativa della piattaforma per oltre 30 anni e consentirà il miglioramento della conoscenza di quelle tecnologie che rappresentano uno dei valori aggiunti del JSF.

Sempre con riferimento agli aspetti industriali e tecnologici, va infine ricordato che decine di imprese operanti in Italia sono già coinvolte a vario titolo nel programma, in particolare nello sviluppo e produzione di parti complesse come l’ala, prodotta da Alenia Aeronautica, assicurando un ritorno significativo anche di natura economica ed occupazionale. L’Italia sul piano militare con questo programma di armamento intende sostituire circa 250 aerei attualmente in servizio: si tratta di 136 AM-X di attacco al suolo( di cui oggi solo 80 attivi), 100 Tornado (72 attivi) e 18 Harrier della Marina Militare ( velivoli a decollo a verticale per le portaerei. Infatti l’Italia acquisterà sia il modello a decollo convenzionale(Conventional Take-Off and Landing) e verticale (Short Take- Off and Vertical Landing). I primi aerei entreranno in servizio dal 2012 affiancandosi al nuovissimo Eurofighter Typhoon , caccia di IV generazione frutto di un programma di cooperazione europea. Il programma ha coinvolto tutti gli ultimi Governi: D’Alema, Berlusconi, Prodi, ed ha visto fino ad ora un investimento di circa un miliardo di dollari a fronte di una spesa complessiva preventivata di oltre 11 miliardi di dollari. In questo quadro, esistono tuttavia alcuni elementi di criticità legati all’incremento degli oneri del programma, alla esigenza di una maggiore coesione tra i paesi europei, all’insufficiente trasferimento delle tecnologie sensibili da parte Usa, ad alcune rigidità dell’attuale disciplina sull’import-export dettata dalla legge n. 185 del 1990 che non consente alle nostre aziende di competere a pieno per aggiudicarsi le gare per la produzione delle varie componenti. In particolare è bene chiarire che il ritorno industriale fino ad ora è stato buono ma non è assicurato per il futuro perché la Loockheed Martin “prime contractor”( cioè l’azienda che gestisce principalmente la realizzazione del programma ) è riuscito ad imporre il criterio del “best value for money” cioè si partecipa con parità d’accesso alle gare ma bisogna offrire il rapporto qualità-prezzo migliore.

In soldoni non è detto che le aziende italiane siano quelle che realizzeranno il veicolo e le sue parti nonostante l’ingente finanziamento dello stato Italiano alla realizzazione del progetto. È importante chiarire questo aspetto perche invece l’Eurofighter ha consentito una priorità d’accesso alle aziende delle Nazioni che hanno realizzato il progetto e quindi un pieno ritorno all’industria italiana. Comunque tante sono le aziende che hanno stipulato contratti: Alenia Aeronautica è la maggiormente coinvolta ma troviamo l’Avio, la Piaggio Aereo,Galileo Avionica,Elsag, Datamat, Gemelli, Logic, Selex Comunication,Marconi, Sirio Pannel, Mecaer, Moog, Oma, Otomelara, Secondo Mona, Sicamb, Consorzio S3Log, Elettronica, Aermacchi e Vitrociset. Come si nota il programma costituendo una irripetibile occasione di crescita per l’industria nazionale ed europea, merita tutta la necessaria attenzione da parte dell’opinione pubblica e ovviamente del Parlamento. Tuttavia è giusto sottolineare che già oggi il mondo occidentale con gli aeri di IV generazione ha una superiorità tecnologica straordinaria e la compatibilità dell’ingente finanziamento di tale programma con i nostri obbiettivi strategici è stata forse valutata frettolosamente. E questo è ancora più vero se si considera che la nostra flotta aerea si basa ancora su molti Tornado che non sono stati pienamente upgradati sul piano della guerra elettronica, magari per risparmiare poche centinaia di milioni. Ciò espone oggettivamente la nostra Aeronautica a rischi per esempio in Afghanistan o in altri futuri scenari simili che potrebbero aprirsi. Investimenti miliardari andrebbero effettuati, se veramente necessari (come per il JSF, a mio avviso), solo dopo aver dotato le nostre truppe impegnate in teatro delle migliori tecnologie che pure la nostra industria sarebbe capace di fornire.

 

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